Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Nel sottoscala odorava di naftalina e lavanda secca,
quel baule di legno scuro con la serratura arrugginita.
Lo aprivamo solo d’estate, quando il sole entrava obliquo
e illuminava fazzoletti ricamati a punto croce,
fotografie ingiallite
un paio di scarpette minuscole che avevo calzato una volta sola.
La nonna tirava fuori un golfino rosa,
«L’ho fatto io mentre aspettavo tua madre»,
e me lo posava addosso con mani tremanti,
come se coprirmi potesse ancora riparare qualcosa
che già allora stava andando in pezzi.
Quel golfino sapeva di abbracci troppo grandi per durare,
di braccia che stringevano con la forza della disperazione,
come se stringendo forte si potesse tenere il futuro incatenato,
di cuori che battevano all’unisono per un attimo solo,
prima che il silenzio li separasse uno a uno.
Ora li sento ancora, quegli abbracci,
pesanti come pietre sul petto,
troppo vasti per il poco tempo che ci hanno concesso,
troppo pieni di promesse che nessuno ha saputo mantenere.
Si sono sciolti nell’aria, lasciando solo il loro odore
– lana bagnata di lacrime, naftalina, assenza –
un odore che entra nelle ossa e non se ne va più.
Quel baule non esiste più,
forse buttato via, forse bruciato,
non lo so
ma quando chiudo gli occhi
sento il legno che geme,
la serratura che non chiude più,
e quel profumo stanco che mi riporta indietro
solo per ricordarmi
che non c’è ritorno,
solo l’eco di mani che un tempo mi hanno tenuto
e ora non tengono più niente,
nemmeno se stesse.